(pubblicato su www.crakweb.it)
Nel 1962 viene chiesto a Pasolini di girare un film di montaggio a partire dai notiziari ‘Mondo Libero’. Lui seleziona il materiale, e scrive un testo poetico di commento. Il produttore, evidentemente spaventato dall’impatto del testo, decide però di accorciare la parte di Pasolini, e di assegnare a Giovannino Guareschi un ‘contro-documentario’ visto da destra. Pierpaolo accetta malvolentieri, nasce così ‘La Rabbia’ film documentario in due parti che non avrà grande fortuna.
Oggi, Giuseppe Bertolucci e Tatti Sanguineti hanno recuperato il testo mai ‘speakerato’ da Pasolini, e, a partire dall’archivio dei notiziari ‘Mondo Libero’ hanno ‘simulato’ il film originale, intuendo quali sequenze dovevano essere state scelte per fare da sfondo al testo, e leggendo i brani, affidati alle voci di Valerio Magrelli e dello stesso Bertolucci.
Il risultato è un oggetto straordinario e agghiacciante. Dico ‘oggetto’ perchè questo ‘La Rabbia di Pasolini’ è molto più di un film: è la forma compiuta di uno sguardo, è il farsi corpo (corpo di suono e immagine, cinema) di tutta forza poetica di Pasolini.
Una forza poetica dove la parola ritrova tutta la sua capacità di essere diagnosi e confine, strumento di analisi, interrogazione e condanna.
Ne ‘La Rabbia’ troviamo oggi il perfetto equilibrio tra il Pasolini poeta, intellettuale, e regista, perchè nella scelta delle immagini del cine-giornale (facce scavate di bambini coreani, facce africane, fango, strade) è perfettamente racchiusa tutta la sua idea di cinema.
Intanto i versi (nella parte poi montata, quella che uscì al cinema nel 1963, le voci sono di Giorgio Bassani e Renato Guttuso) raccontano di guerre e inondazioni, della borghesia e del cattolicesimo, del comunismo e anche di Marylin Monroe (meraviglioso frammento poetico che riflette su bellezza e civiltà dell’immagine, in allegato più in basso), della televisione e delle sue future aberrazioni.
I versi di Pasolini raccontano il mondo presente e futuro ("quando sarà inarrestabile il ciclo della produzione e del consumo, allora la nostra Storia sarà finita..."), e di questo, del Pasolini corsaro in grado di ‘vedere’ il futuro, si è scritto molto.
Nell’ultima parte del film, dopo quella ‘ricostruita’ e quella già edita, una postilla fatta di cine-giornali degli anni successivi al 1963 ci racconta quanto Pasolini fosse poco amato e sbeffeggiato già all’epoca.
Quello che allora forse nemmeno Pasolini ha immaginato è che trent’anni dopo la sua morte, uno come lui non solo non esiste, ma non ne è nemmeno immaginale l’esistenza.
La cosa che più colpisce infatti vedendo oggi ‘La Rabbia’ è quanto si sia ristretto il confine della ‘dicibilità’: quasi tutto quello che Pasolini scrive, sarebbe nel 2008 considerato vergognoso, irriverente, scandaloso, e, per molti, semplicemente incomprensibile.
Nessuno, nel 2008, permetterebbe a Pasolini di fare un film, nessun editore lo pubblicherebbe.
Allora resta il silenzio, in questo paese afflitto da una specie di analfabetismo emozionale di ritorno. Quel perfetto di cocktail di moralismo e qualunquismo che Pasolini aveva così ben intuito ha spento ogni voce del dissenso, ogni possibilità di analisi.
La televisione ci ha ucciso, forse internet ci salverà. Noi di ‘Crak’ lo speriamo, sennò non saremmo qui.
Intanto, le prime notizie di code fuori dalle sale per le proiezioni de ‘La rabbia’ ci fanno capire che c’è tanta gente che non si accontenta delle ‘mezze verità’ dei telegiornali.
Agghiacciante pensare che le risposte le stiano cercando, loro, noi, da un morto.
Il lavoro fatto da Giuseppe Bertolucci è straordinario, e ha riportato alla luce forse la parte più bella de ‘La rabbia’. Il risultato è un film di un’intensità a tratti dolorosa, che prende allo stomaco, che costringe lo spettatore a riflettere, a mettersi in gioco.
Sperando che serva a qualcosa, diamo appuntamento a tutti (almeno a tutti i romani) la notte del 13 Settembre al Parco degli Acquedotti per la Pasoliniana 2008 , di cui Crak è sempre più orgoglioso media-partner...
Nicola Ravera Rafele
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