
Con la presentazione di domani in toscana (Anghiari) si conclude la prima fase del tour. Essendo fuori da logiche promozionali importanti, la diffusione de "Il club delle piccole morti" è passata attraverso presentazioni in tutta Italia in contesti completamente diversi. Il mio editore, praticamente privo di un addetto stampa ( o meglio qualcuno rispondeva al telefono ma secondo me faceva più voci diverse) mi ha fatto subito capire che lui, una volta pubblicato il tutto, se ne sarebbe chiamato fuori. Considerazione non rassicurante ma che mi ha portato a contattare amici/conoscenti sparsi per lo stivale per vedere di fare qualcosa. Ne sono venute fuori presentazioni diverse in contesti a volte azzeccati a volte surreali, tipo Blues Brothers quando li fanno oggetto di un bombardamento di bottiglie di birra. Spesso ho potuto beneficiare di musicisti e attori che mi hanno dato un grande supporto e soprattutto hanno coinvolto il pubblico abituato a snobbare le presentazioni. Come potrebbe essere altrimenti? E' difficile che la presentazione di un libro risulti coinvolgente. La fruizione letteraria è un processo intimo, non urlato. Vive spesso sul passaparola, molto più che un film o un cd. Chi sono io per convincere perfetti sconosciuti che il mio libro vale la pena di essere letto? Certo non sono Lucarelli e questo, a volte, aiuta. Però proprio grazie a questa autarchia promozionale si sono verificate situazioni molto appaganti. La prima riguarda la copertina. Pare che il libro attiri l'occhio dello spettatore attento (dev'essere per questo che in Feltrinelli lo tengono accuratamente nascosto e soffocato, potrei sfiorare il record di vendite in apnea!) che, trovandoselo in giro a casa di amici viene colto da una subitanea curiosità e ne divora le prime 20 pagine. Che poi vada a comprarlo non esiste! Lo chiederà in prestito, ma va bene così. Altra possibilità è capitare tra le fauci dei libronnivori. Categoria di bulimici letterari che comprano, leggono e consumano (forse divorando anche la carta) qualsiasi novità. E' una specie molto diffusa e grazie alla quale si può godere di un po' di pubblicità tipo uomo sandwich. L'estate è alle porte e la prossima mossa è organizzare l'ombrellone tour, prezzolando l'uomo del cocco in una specie di situazionismo da spiaggia in cui oltre al frutto esotico il mio libro verrà offerto come simpatico gadget da riviera. Naturalmente accompagnato dallo slogan più gettonato tra i cocco-men dell'estate scorsa: "Piace a lui, piace a lei, piace pure ai gay!"
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