Intrappolato in automobile su Via Cristoforo Colombo all'altezza di Casal Palocco, dove ho accompagnato mia madre... La saluto, poi osservo perplesso la coda mostruosa in direzione Roma. E' lunedì mattina! Maturo l'idea di andare a fare colazione a Ostia - se devo perdere del tempo prima di poter tornare in città ai miei affari, preferisco perderlo sul lungomare piuttosto che chiuso in macchina per due ore. Supero Castel Fusano. Arrivato sulla Rotonda di Ostia Lido, decido di proseguire fino al piccolo parco in memoria di Pier Paolo Pasolini. Ci torno una volta all'anno, è un pellegrinaggio laico che mi concedo. Non si tratta di un omaggio al poeta, ma di un regalo che faccio a me stesso, di tanto in tanto, per ispirarmi una rabbia giusta, una rabbia e un amore più grandi delle mie faccende private. Per ricordarmi di fare attenzione, di pulir le lenti degli occhiali con cui guardo il mondo, per un periodico fast forward a occhi sbarrati su cosa ci è successo, cosa ci succede, cosa sta per succederci. La colazione diventa un veloce caffè a via dell'Idroscalo, in un minuscolo bar gestito da due donne, evidentemente madre e figlia, malate entrambe di simpatica indolenza. "Arivo". E mentre la madre ariva dal retro a farmi il caffè, ariva anche un gruppo di marocchini. La donna si rivolge a uno di loro e fa la parte della razzista: "Ancora qua stai? Non torni più al paese tuo?" - ma si capisce che gli vuole bene, e prepara un'infilata di cappuccini e cornetti.
Il "parco" sorge non lontano dal luogo dove Pasolini fu ucciso, nella notte tra il 1 e il 2 novembre del '75. Nel 2005 una piccola area verde, macchia mediterranea tra mare e palude, è stata ripulita dal Centro Habitat Mediterraneo della Lipu, che ne cura con buona efficacia la manutenzione. La Lipu, dico: lega italiana protezione uccelli. Il posto sta messo decisamente meglio rispetto a qualche anno fa. Ricordate Caro Diario di Nanni Moretti? C'era un monumento (di Mario Rosati) in mezzo al nulla. Oddio, è ancora in mezzo al nulla, senza un'indicazione, senza niente, e per arrivarci devi semplicemente sapere dov'è, oppure perderti e scovarlo quasi per caso, come è successo a me la prima volta che mi sono imbattuto in questo buco verde e assurdo, tra le vecchie case basse dei pescatori, le baracche degli immigrati e una torre rinascimentale, progettata da Michelangelo. "Insomma, è qui..."
Almeno adesso c'è un bel canneto, ci sono i papaveri e i ciclamini, ci sono pini giovani, piantati da poco, c'è la cicoria e c'è l'ortica. Appropriate, la cicoria e l'ortica. Una traballante passerella di legno, i capanni per il bird watching. Qui sono di casa il moriglione, l'airone rosso, la moretta tabaccata e il falco di palude. Va bene così. Tra l'ingresso del parco e la scultura di Rosati, il breve percorso è punteggiato da massi che riportano citazioni pasoliniane sparse - ma ragionate - incise su targhe di marmo. Arriva un ragazzo sui venticinque, parla nervosamente al cellulare con qualche amico con cui si è dato appuntamento. "Sono già qui, sono arrivato con un po' di anticipo". Io esco, lui entra. Mi saluta con rispettosa complicità, che ricambio. Non è che si venga fin qui per portare il cane a pisciare. Commenta: "Certo che è proprio nascosto, non c'è un'insegna, l'ho trovato per miracolo!". Io metto in moto, rido, e con un ultimo cenno di saluto rispondo: "E' vero, ma va bene, va bene così".
C'è il moriglione, c'è l'airone rosso, c'è la moretta tabaccata, c'è il falco di palude.
"Riguardo al futuro, ascolti: i suoi figli fascisti veleggeranno verso i mondi della nuova preistoria"
Adriano Lanzi
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