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Yaqeta e gli spriti: torna il nostro diario dalle Fiji...

“Ti dico che qualcuno morirà per via di questa faccenda. Lo so, stai a vedere, così quando accadrà tu ti ricorderai di quello che ti ho detto. Qualcuno morirà e non sarò io, qualcuno della parte negativa, qualcuno del male, forse Vule stesso. Sai la riunione di famiglia che abbiamo avuto la settimana scorsa non era ordinaria. Non era come decidere che avrebbe tagliato il prato; abbiamo parlato di questioni importanti, fondamentali, legali. Quando bisogna decidere un Capo, sono riunioni gravi. In tutte le isole qui vicino ci sono stati degli incontri per decidere i rispettivi capi, e qualcuno della parte negativa è sempre morto. Se non sarà nelle prossime settimane, sarà subito dopo Giugno. Ti dico qualcuno morirà, me lo ha confermato il mio amico profeta della terraferma quando ero lì. Qualcuno morirà. Forse saranno in cinque, e forse mio cugino Vule sarà uno di questi. Ricordati che te l’ho detto.”

E’ così che questa mattina Semisi ha concluso il suo monologo. Ci ha messo tanto, come suo solito, ad arrivare al punto.

Parlava dei preparativi per la sua prossima “incoronazione”, mi raccontava degli esiti delle varie riunioni, mi recitava i dialoghi più salienti, mimando le esclamazioni. Durante tutta la conversazione sentivo che c’era qualcos’altro che gli premeva raccontare, che tutto era un lungo preambolo, ma pensavo che stesse spianando la strada per richiedere un’ulteriore donazione per la cerimonia di instaurazione. Donazione alla quale, naturalmente, non avrei potuto sottrarmi e così stavo pazientemente ad ascoltare, come è doveroso fare quando parla un capo, anche se non ufficialmente incoronato. Non mi costa nessuna fatica, è sempre un piacere sentire parlare Semisi. L’annuncio di una morte, però, non me lo sarei proprio aspettato, tanto meno da un moderato come lui, e in questa terra di magia nera e stregoneria non è certo una cosa da prendere alla leggera.

Sono tante le storie che si raccontano. Nei miei primi mesi qui alle Fiji avevo sempre cercato di sapere, di farmi raccontare le loro tradizioni, ma ogni tentativo era sempre interrotto dal rifiuto dell’interlocutore che tagliava corto screditando il passato barbaro ed ignorante: “Christianity had not yet been brought to us. We were not educated and did not know the true Word”.

All’università avevo letto la “Thick Description” di Geertz, e non vedevo l’ora di essere accettata come membro della comunità ed essere messa a parte della loro identità. Ero frettolosa, dovetti aspettare molto, ma alla fine come successe a Geertz nella sua “Balinese Cock Fight”, ebbi accesso a quello che definisce una società ma che viene spesso celato alla curiosità e alla intrusione di uno straniero. Fu Pate il primo, raccontandomi in maniera grave e provocatoria di un suo bisnonno che da bambino aveva mangiato carne umana, ad aprirmi la porta al loro mondo. Fu solo dopo però che con uno sguardo malizioso e sorridente mi accettò dicendomi che aveva così tanta fame che avrebbe mangiato una gamba d’uomo.

Della magia nera venni la prima volta a conoscenza quando mi spiegarono che la malformità di un nostro impiegato, Livai, era stata causata da una “iettatura” lanciata durante una disputa interfamiliare per i diritti su un terreno. La madre incinta aveva ricevuto il malocchio. Con il tempo mi resi conto che la magia nera non era semplicemente usata per punire, ma come arma per raggiungere uno scopo, e che spesso era praticata con la kava, la onnipresente bevanda locale. La kava veniva così lanciata in mare per poter anestetizzare i pesci e tirarli facilmente su con le reti o per causare la morte di un uomo offrendogliene da bere dopo aver pronunciato una specifica formula, cosa che mi dicono essere successa non molto tempo fa al villaggio.

Pochi mesi fa mi resi conto dell’aspetto religioso della magia nera. Fino ad allora ero stata convinta che la fede cristiana fosse stata assorbita fino ad un tal punto alle Fiji che nessuno venerasse più i vecchi spiriti di cui avevo sentito parlare con tanto scherno. Invece, fra frasi dette e non dette, ho potuto capire che a Yaqeta ci sono ancora dei vecchi che non vanno a messa e che chiudono, in segno di protesta, la porte delle loro capanne all’arrivo un qualsiasi predicatore, mentre la maggior parte del villaggio è in festa e in fibrillazione. Di questi vecchi nessuno parla, sembrano preferire ignorarli, ma non è solo per pudore o vergogna ma per paura.

I devoti fijiani, infatti, non venerano altro dio all’infuori di Yaveh ma questo non gli impedisce di credere nella presenza e nella potenza di altri “spiriti” pronti a causare la morte di chi gli è sgradito.

Gli antichi spiriti vengano così taciuti e le tradizioni seguite per non causare la loro ira. Nonostante ciò, qualche spirito maligno invocato da una persona esperta può sempre essere in grado di danneggiare, specialmente quando si tratta di argomenti gravi ed importanti, come aveva detto Semisi appunto.

In questo frangente si dà il caso che i paladini delle due fazioni avverse per la successione al titolo di capo siano da un lato devotissimi metodisti e dall’altro abili invocatori delle taciute divinità. Questo tipo di conflitto non è nuovo a Yaqeta e alle Fiji in generale, e il cristianesimo fijiano si è modellato per far fronte alle capacità degli antichi idoli, senza lasciare la maggioranza cristiana in inferiorità psicologica di fronte alle varie sciagure scagliate da chi praticava ancora la Mana, la stregoneria.

La consapevolezza della salvezza eterna è sufficientemente forte per la loro fede mentre forse non per dormire sogni tranquilli. E’ così che alle Fiji, Dio, nella forma dello Sprito Santo, è ridiventato un Angelo Sterminatore capace di contrapporsi alla Mana anche nell’immediato, senza dover aspettare il Giudizio Universale che è di data incerta: alle Fiji ci sono profeti ma non millantatori. Un abile “stregone” è capace di procurare la morte offrendo da bere della kava, e Dio, su probabile esortazione di qualche fedele, può scagliare delle sentenze altrettanto crudeli per ristabilire giustizia divina e ordine in Terra.

L’ultimo capo di Yaqeta fu, a detta di molti, l’esempio lampante della superiorità del potere divino sulla Mana. Divenuto illegittimamente capo grazie all’aiuto di forze oscure che l’avevano aiutato ad ammaliare gli abitanti di Yaqeta e ad instupidire l’erede legittimo, non poté dar luce ad una discendenza e morì senza figli dopo otto anni di paralisi. Ora, come mi ha spiegato Semisi, legittimo erede al titolo, grazie all’intervento divino e la crociata (sic) che alcuni di loro hanno portato avanti, l’equilibrio sta tornando al villaggio dopo venti anni di caos, e la Verità sta prevalendo sul Male. “Giovanna these are very happy times for us”.

La cerimonia di instaurazione avverrà il 14 giugno e porrà fine alle faide interne al villaggio. Mi dispiace non aver potuto conoscere il capo precedente, deve essere stata una persona eccezionale, forse occupata alla salvaguardia dei costumi fijiani, e sicuramente ostile a qualsiasi contaminazione straniera. Probabilmente avrebbe ostacolato la nostra presenza sull’isola e ogni tanto mi dispiace stare dalla parte dei “crociati”, anche se non do molto peso a queste questioni religiose, che considero solo di facciata. Certo se Vule, il cugino di Semisi veneratore di idoli e campione del capo precedente, dovesse veramente morire entro poche settimane, dovrò ricredermi e sperare che il nostro Ratzinger non detenga potere equivalenti, vista la superiorità del suo raggio d’azione. Speriamo che ciò non accada e gli auguro lunga vita.

Per fortuna cose dell’altro mondo e speriamo che rimangano tali.

Giovanna Morandi

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