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NICK CAVE: la recensione del concerto del 1 Giugno.

E’ andato via dopo due ore in un bagno di sudore, ma lo sguardo era sempre quello, scuro e penetrante, il sorriso un pò sarcastico e un pò crudele sotto i nuovi baffetti, che lo fanno somigliare a un poliziotto della narcotici di Miami uscito da un telefilm anni ’70.

Nick Cave versione 2008 si affaccia a Roma nel corso della sua ennesima resurrezione in forma smagliante, forse la migliore di sempre.

La sua carriera è come un fiume che lungo il cammino si gonfia e guadagna forza. Il punk, l’eroina, l’illuminazione celeste, le ballate per pianoforte, fino al suono garage, sporco dell’ultimo disco: c’è tutto nel dirompente Cave di questo tour. L’energia, la pulizia, l’intensità melodica, il nero dei testi e l’incisività delle chitarre di Mick Harvey e Warren Ellis, la forza della doppia batteria di Wydler e Jim Sclavunos.

E pazienza se dal nuovo disco ‘Dig Lazarus Dig’ giusto un paio di pezzi sembrano al livello dei precedenti. Quello che entusiasma è la cavalcata nella lunga carriera dell’artista australiano (ma london-berlinese di adozione, e si sente eccome nelle pieghe della sua musica...), condotta con un’energia travolgente e raccontata con la solita voce da narratore di incubi.



Nick Cave apre alle 21.45 con ‘Night of the lotus eater’, non uno degli episodi migliori del nuovo disco, e bissa subito dal nuovo repertorio con ‘Dig Lazarus Dig’. Poi entra in scena il narratore di incubi con una splendida versione di ‘Tupelo’, mentre nuvole grigie passano sullo sfondo dietro ai musicisti. Si prosegue in crescendo. Durante concerto arriveranno ‘Red Right Hand’ (uno dei migliori momenti in assoluto), ‘Deanna’, ‘Mercy seat’ in versione acustica tiratissima, ‘Ship song’, una fantastica ‘Papa won’t leave you Henry’ che trascina tutto il pubblico verso i bis.

Tra i bis ‘Get Ready for Love’ , ‘Hard On for Love’ , ‘Straight to you’ cantata un pò di malavoglia, prima della magnifica ballata assassina ‘Stagger Lee’ messa in chiusura di serata.



Nel complesso un grande concerto, che dimostra la forza del percorso artistico di Nick Cave, e allontana tutti i dubbi di chi aveva vissuto la ‘svolta’ pianistica come un cedimento.

King Ink è ancora tra noi, più in forma che mai, e non ha perso un grammo del suo talento scuro, della sua ansia, della sua rabbia.



Una nota di demerito: il locale. Il Teatro Tendastrisce (ma le strisce non ci sono più...) nella sua nuova sede di Via Perlasca è una specie di mattatoio per esseri umani. Non c’è una presa d’aria (temperatura all’interno: 350 gradi centigradi), il pavimento in tavole di legno sospese genera un rimbombo dei bassi che rovina l’acustica, c’è un solo bar che costringe a un’ora di coda per una bottiglietta d’acqua.

Quand’è che a Roma si potrà sentire un concerto in maniera decente?

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